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La lezione del 18 aprile, tenuta da Cristina Previtali (traduttrice italiana delle principali opere di Art Spiegelman) ha aperto gli incontri dedicati alla traduzione di grandi autori del fumetto.

L’opera più famosa di Art Spiegelman è il capolavoro in due parti, premio Pulitzer nel 1992, Maus: A Survivor’s Tale, un romanzo a fumetti che narra le vicende di Vladek Spiegelman, padre di Art, ebreo sopravvissuto alla tragedia dell’olocausto.

La storia si muove su più livelli in costante spostamento tra la Polonia, dove Vladek racconta di come lui e la moglie riuscirono a sopravvivere alla strage nazista, e Rego Park, in Usa, dove Art fa visita al padre, con la sua tormentata esistenza, e lo sottopone ad una serie di interviste.

Maus nasce per trasmettere la memoria di questo tragico evento storico vissuto dai genitori di Spiegelman, ma anche come tentativo di recuperare il difficile rapporto di Art con l’anziano padre.

Dietro ad ogni pagina di Maus si nasconde un lungo lavoro di preparazione, studio e ricerca: nulla è lasciato al caso. Oltre alle interviste al padre, Art si è avvalso di documenti, fotografie, visite ai luoghi dell’olocausto.

Le vignette sono studiate nei minimi dettagli, disegnate e ridisegnate per risultare il più possibile ottimali e funzionali alla narrazione.
L’utilizzo di topi antropomorfi, poco espressivi, per rappresentare gli ebrei (gatti per i tedeschi, maiali per i polacchi e così via) permette di concentrare l’attenzione sulla storia, come anche la scelta del bianco e nero, con i forti scuri che intendono rendere cupo tutto ciò che riguarda l’olocausto.

Con Maus è iniziato per Cristina Previtali il percorso di traduttrice italiana delle principali opere di Spiegelman sino ad oggi.

Quello che era iniziato come argomento della sua tesi di laurea, ossia una proposta di ritraduzione del libro (in quanto già esisteva una traduzione di Ranieri Carano utilizzata per le precedenti pubblicazioni di Maus in Italia), è diventato poi la base della traduzione dell’edizione Einaudi del 2000.

Per una serie di fortunate coincidenze Cristina è entrata in contatto diretto con l’autore ed il suo staff, per cui ha svolto un provino di traduzione, andato a buon fine. Spiegelman l’ha scelta come traduttrice italiana dell’opera ed ha collaborato direttamente con lei durante la traduzione.

Le peculiarità e le problematiche nella traduzione di Maus sono date principalmente dal fatto che Vladek è un ebreo polacco, trasferitosi in America, che parla una forma di broken english, un inglese sgrammaticato con elementi lessicali ebraico/yiddish, ricreato dall’autore come lingua parlata dal padre.

Cristina a sua volta ha studiato la morfosintassi e gli errori più comuni per un polacco che cerca di imparare l’italiano, proprio come Vladek con l’inglese, e sulla base di questo ha creato delle regole per una “lingua artificiale” adatta a rendere il broken english in italiano. In questo si è aiutata molto con il linguaggio usato dall’artista Moni Ovadia.

Per quanto riguarda gli inserti in yiddish, ha scelto di mantenerli, aggiungendo in inciso, se necessario, la traduzione in italiano.

I piani spaziali e temporali della storia sono differenziati da un uso diverso della lingua: Vladek usa il broken english per rivolgersi al figlio, ma nei flashback dei racconti, in cui si ritrova con connazionali, parla un inglese standard, dato che non ha alcun problema di comunicazione. Anche in questo Cristina è rimasta assolutamente fedele al testo originale.

Lo studio, la ricerca, l’accuratezza nei particolari sono parte integrante dello stile di Spiegelman, che si ripropone anche negli altri suoi lavori, che Cristina si è occupata di tradurre in italiano: Baci da New York e L’Ombra delle Torri (in originale: In the Shadow of No Towers).

Baci da New York è una raccolta di illustrazioni e copertine che Spiegelman ha realizzato per The New Yorker in dieci anni di collaborazione. Si tratta di un’opera di prosa affiancata alle tavole, in cui alterna registri e stili ed utilizza un linguaggio ricercato, oltre a riferimenti specifici alla cultura statunitense e a giochi di parole legati alle immagini.

L’Ombra delle Torri si compone di singole tavole, uscite a puntate, per cui ai fini della traduzione si rendeva più complicato creare collegamenti ed individuare la linea generale e la finalità del racconto.

Le tavole sono incentrate su quanto accaduto durante e dopo gli attentati dell’11 settembre 2001, con riferimenti socio-culturali a eventi e personaggi relativi all’attualità americana di quel periodo, spesso riguardanti la politica.

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