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Conclusioni e riflessioni di Federico Zanettin sul confronto, affrontato nei precedenti articoli, tra le traduzioni di diverse edizioni italiane dell’episodio del tenente Blueberry “La piste de Navajos”.

Gli esempi precedentemente discussi mostrano come ciascuna delle tre successive edizioni in albo della Pista dei Navajos costruisca un proprio pubblico specifico.

Ciascuno di questi prodotti è il risultato di un processo di localizzazione nel quale le diverse “traduzioni”, nel senso strettamente linguistico del termine, sono solo una parte di un più ampio processo di trasformazione di altri sistemi di segni, sia per quanto riguarda il testo di partenza che il testo di arrivo.

Le edizioni italiane sono non solo basate su diversi testi di partenza, ovvero successive edizioni francesi, ma anche rivolte a pubblici diversi in termini di età e riferimenti culturali.

I lettori del Corriere dei piccoli, ai quali erano rivolte le edizioni di Blueberry degli anni 1960 e 1970 erano più giovani dei lettori a cui si rivolgevano le storie originali francesi pubblicate su Pilote.

L’edizione italiana è stata quindi semplificata sia a livello visivo che verbale. I dialoghi sono stati non solo accorciati ma anche “ripuliti” da qualsiasi espressione che si riteneva potesse offendere le orecchie dei (genitori dei) giovani lettori. “ACC”, abbreviazione di ACCIDENTI è l’espressione più “forte” che sentiamo pronunciare a Blueberry.

L’edizione del 1982 invece è rivolta a un pubblico più adulto di quello dell’originale francese. Si tratta di lettori che sono non solo cresciuti leggendo i fumetti western bonelliani, ma che hanno anche visto i film western “revisionisti” americani degli anni 1970 come ad esempio Soldato Blu di Ralph Nelson (1970) e di Corvo Rosso non avrai il mio scalpo di Sidney Pollack (1972), diretta ispirazione quest’ultimo del Ken Parker di Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo, in edicola dal 1977.

Gli stessi lettori inoltre hanno probabilmente già letto le successive avventure di Blueberry e assistito all’evoluzione più “adulta” del personaggio, e evidentemente sono ritenuti essere maggiormente predisposti a un linguaggio più realista e “sboccato” dei lettori sia di Pilote che di quelli del Corriere dei Piccoli.

Le due ristampe pubblicate da Nuova Frontiera nel 1988 e nel 1990, pur mantenendo la stessa traduzione sembrano rivolgersi ad un segmento di pubblico ancora più specifico di quello del 1982. L’edizione del 1988 infatti, di formato più piccolo e stampata in bianco e nero assomiglia alle pubblicazione bonelliane e sembra quindi rivolgersi a un pubblico di lettori di fumetti più popolari.

L’edizione cartonata del 1990 pare invece rivolgersi a un pubblico di collezionisti, probabilmente di livello culturale più sostenuto e comunque sicuramente con una maggiore disponibilità finanziaria.

L’edizione del 2005 di Alessandro Editore segna un ulteriore passo in questa direzione. Si tratta di un volume cartonato e piuttosto costoso, distribuito nei circuiti specializzati (librerie e fumetterie) piuttosto che in edicola. Si basa sull’edizione “aggiornata” francese e contiene una traduzione estremamente “rispettosa” dell’originale, nel senso di riproduzione quasi letterale, parola per parola, del testo francese.

Si tratta di una traduzione che potrebbe essere definita “documentale”, in quanto il testo francese potrebbe quasi essere ricostruito a partire dalla traduzione italiana che ne riproduce sia il lessico che la sintassi. Il risultato è da una parte un testo con maggiori caratteristiche di “letterarietà” e dall’altro una traduzione più scopertamente tale.

Il teorico della traduzione americano Lawrence Venuti distingue tra due diversi tipi di strategie traduttive in senso ampio, riprendendo una distinzione già sviluppata dal filosofo tedesco Friedrich Schleiermacher alla fine del 1700.

Venuti distingue tra traduzione “addomesticante” e traduzione “estraniante”: mentre la prima implica un’adesione alle convenzioni letterarie/linguistiche/di genere della cultura di arrivo e avvicina quindi il testo tradotto al lettore, che la seconda implica un movimento del lettore verso gli aspetti culturali “altri” manifestati nel testo, in cui gli elementi “estranei” non vengono rimossi o normalizzati ma vengono invece esplicitamente manifestati.

In questo senso, la strategia traduttiva dell’edizione del 2005 può essere caratterizzata in termini generali come “estraniante”, in quanto tende a portare il lettore più vicino al testo originale, replicando le strutture linguistiche e il lessico del francese, unitamente ad altre caratteristiche dell’originale come la caratterizzazione “esotizzante” data dalla commutazione di codice tra la lingua madre del lettore e quella dei personaggi (francese o italiano da una parte e inglese, spagnolo e lingua dei nativi americani dall’altra).

Le edizioni del 1971 e del 1982 invece seguono una strategia “addomesticante”, in quanto costituiscono un adattamento linguistico e grafico alle aspettative di due pubblici diversi, bambini e adulti rispettivamente, in entrambi i casi due pubblici diversi da quello a cui era destinato l’originale francese.

Le traduzioni italiane di La piste des Navajos, così come più in generale spesso avviene per la pubblicazione dei fumetti in edizione straniera, possono quindi essere viste come adattamenti successivi di un prodotto.

Tali operazioni rispondono a logiche di “traduzione” più simili per certi versi alla localizzazione di prodotti software che alla traduzione di testi solo scritti, in quanto non consistono solamente nella “traduzione” in senso stretto intesa come sostituzione di stringhe di testo ma anche nell’adattamento grafico, allo scopo di fornire un prodotto di volta in volta diverso per lettori che possono variare sia nello spazio che nel tempo.

(fine)

Prosegue il confronto, a cura di Federico Zanettin, di tre edizioni italiane dell’episodio del tenente Blueberry “La piste des Navojos”.

Tre edizioni a confronto
Come accennato precedentemente, le avventure di Blueberry ricreano l’ambientazione western con una grande attenzione ai dettagli, non solo attraverso riferimenti a eventi e protagonisti storici reali e l’uso di cartine geografiche, ma anche attraverso i dialoghi.

I personaggi spesso disseminano i loro dialoghi in francese con parole inglesi o spagnole, che comprendono sia espressioni come “hell!”, “damn!”, “shut up!” e “good lord”, o “carai!” e “por la virgen”, che termini facenti riferimento all’ambientazione della frontiera americana, come “sierra”, “mexicanos”, “hoogans”, “pow-pow”.

Spesso le parole ed espressioni straniere sono accompagnate da una nota in una didascalia o nello spazio bianco tra le vignette in cui viene data una traduzione in francese. Altre note invece forniscono dei riferimenti intertestuali a eventi o persone degli episodi precedenti. La maggior parte di queste note sono semplicemente omesse nella traduzione del 1971.

Nel caso di note che fanno riferimento a episodi precedenti della storia il motivo è probabilmente da far risalire al fatto che quest’albo è il primo pubblicato dall’editore Crespi, dato che i primi quattro episodi del ciclo erano stati pubblicati a puntate sul Corriere del Piccoli e poi in volume da Mondatori.

Le note che contengono una traduzione delle parole straniere non sono invece necessarie perché l’uso di parole straniere (cioè non italiane) viene evitato nella traduzione. Le due immagini che seguono mostrano come la vignetta è stata ritoccata per eliminare la nota.

versione italiana, 1971

originale francese

La frase originale in spagnolo pronunciata dalla donna alla finestra “Aqui vienen!”, tradotto in nota con “Il viennent ici!” (“arrivano/vengono qui”) è reso in italiano con “Che succede?”.

Alcune parole straniere sono lasciate inalterate nell’edizione del 1971, per esempio nei commenti dei personaggi messicani, ma si tratta unicamente di parole appartenenti ad un vocabolario stereotipato come señor e caramba.

A confronto sia con l’originale francese che con le successive traduzioni italiane, l’edizione del 1971 crea un universo fittizio in cui non solo i colori ma anche i personaggi sono più definiti. I buoni sono più buoni e i cattivi decisamente più cattivi, come si può vedere mettendo a confronto la vignetta che segue con l’originale francese.

italiano-2, 1971

originale francese-2

I riferimenti intertestuali sono invece conservati nell’edizione del 1982 (Nuova Frontiera ha pubblicato tutti gli episodi della serie principale che erano stati sino ad allora pubblicati in Francia), così come le note che forniscono le traduzioni delle parole straniere.

Quando nell’originale francese non viene fornita la traduzione di parole straniere utilizzate nei dialoghi (solitamente brevi espressioni come “hell!”, o lo spagnolo “carai!”) nella traduzione italiana vengono tradotte direttamente all’interno dei balloon. Per esempio Blueberry esclama spesso “dannazione!”, corrispondente a “hell” nell’originale francese. Nell’edizione del 2005 sia le note che le parole straniere vengono invece sempre conservate.

Sia la traduzione del 1982 che quella del 2005 sono tendenzialmente letterali, e riproducono sia la sintassi che la formulazione dell’originale francese. Le differenze a livello di scelte lessico-grammaticali sono certamente dovute a differenze stilistiche degli (anonimi) traduttori, e dal punto di vista del lettore, le diverse soluzioni adottate possono certamente sembrare il risultato di preferenze individuali.

Tuttavia, come già notato, la traduzione del 1982 è scritta in un registro certamente più idiomatico e gergale di quella del 2005. Ad esempio, il testo contenuto nel riquadro della vignetta riprodotta qui di seguito contiene la voce del narratore che commenta l’immagine a fianco.

italiano, 1982

italiano, 2005

Mentre nell’edizione del 1971 la prima frase riporta solamente “Ecco i tre uomini”, l’edizione del 1982 ha “Tre uomini avanzano guardinghi, all’ombra compiacente degli alti speroni rocciosi” e l’edizione del 2005 “Tre cavalieri isolati, prestando la massima attenzione, si nascondono nell’ombra protettrice delle alte falesie”.

La parola falesie è una traduzione molto letterale del francese “falaises”, così come il resto della frase (“Trois cavaliers isolés, l’oeil aux aguets, se glissent dans l’ombre protectrice des hautes falaises”).

Tuttavia, mentre il termine francese “falaises” fa parte del francese generale ed è piuttosto comune e diffuso, il suo equivalente letterale italiano è invece un termine più specialistico e appartenente a un registro “alto”. La traduzione del 1982 “speroni rocciosi” appartiene invece all’italiano generale e a un registro più colloquiale.

Nella stessa vignetta il cavaliere che guida il gruppo, Crowe, dice che l’accampamento degli Apache è “dietro quella catena di montagne” nella traduzione del 1982 e “dietro a questa sierra” nella traduzione del 2005.

Ancora, Jim McClure esclama “Ma che allegria” nella traduzione del 1982 e “Che posticino sinistro” nella traduzione del 2005, più colloquiale nel primo caso e più simile alla formulazione dell’originale francese (“derriere cette chaines de sierras and quel patelin sinistre”) nel secondo.

Ancora un esempio per illustrare la differenza tra l’edizione del 1982 e quella del 2005 si può desumere nelle vignette riportate di seguito.

vignetta4, 1982
vignetta4, 2005

Gli inseguitori di Crowe lo feriscono alla gamba e il pensiero riportato nel balloon è “Le coyotte!… il … il m’a brisé la … la cuisse!… impossible d… de me maintenir en selle!.. cette fois c’est la fin!..”.

La traduzione del 1982 è in un italiano fluente e colloquiale, quasi gergale: “Quel coyote!… ma ha beccato a una coscia! non … ce la faccio a restare in sella … ormai è proprio la fine!…”, mentre la traduzione del 2005 è ancora una volta molto simile alla formulazione dell’originale francese e appartiene a un registro leggermente più formale: “Il coyote! Mi … mi ha sfondato la … la coscia!.. Impossibile mantenersi in sella! Stavolta è la fine!..”.
Nell’edizione del 1971 l’intera frase è invece tradotta semplicemente con “Questa volta … è la fine …”.

Nella prossima parte, conclusioni e riflessioni sul confronto tra le traduzioni delle diverse edizioni italiane.

(fine seconda parte)

Continuano gli articoli a cura di Federico Zanettin sul caso specifico del personaggio Blueberry, stavolta confrontando le traduzioni di tre edizioni italiane dell’episodio “La piste des Navajos”.

Tre edizioni a confronto
Si prenderanno in considerazione più nel dettaglio le traduzioni di tre edizioni italiane a confronto, quella del 1971, quella del 1982/1990 e quella del 2005.

In nessuna delle tre edizioni italiane prese in considerazione vengono menzionati i traduttori. Nell’edizione Albi Ardimento l’adattamento grafico è di Enrico Bagnoli e Gianfranco Ravasi.

Mettendo a confronto una singola vignetta nelle tre edizioni compaiono alcune importanti differenze, peraltro già intuibili dalle rispettive copertine.

La prima vignetta, proveniente dall’edizione del 1971 vede una prevalenza di alcuni colori forti (verde, rosso, blu, giallo) ed è suddivisa in aree ben definite dal contrasto dei colori.

vignetta1Si noti inoltre come il testo del riquadro appaia su uno sfondo giallo e, sul margine superiore, una freccia nera che punta verso il basso, ad indicare la direzione di lettura inconsueta ed evitare la potenziale ambiguità che potrebbe derivare dalla particolare disposizione delle vignette in questa pagina.

Si tratta di un dispositivo utilizzato per facilitare la lettura che non si ritrova né nella traduzione del 1982 né in quella del 2005.

vignetta2

Mentre in entrambe queste edizioni più tarde, i colori sono più sfumati e meno contrastati, si può notare come i colori dell’edizione del 2005 sono più vividi di quelli dell’edizione del 1982, che riproduce i colori usati da Giraud nell’edizione francese del 1969 (e che sono stati modificati notevolmente nell’edizione italiana del 1971).

vignetta3L’ultima edizione italiana è infatti basata sulla riedizione francese del 1996, che per la seconda volta “aggiorna” la versione originale pubblicata su Pilote nel 1965.

Il lettering è manuale nelle edizioni del 1971 e del 1982, computerizzato in quella del 2005.

Sia nell’edizione del 1982 che in quella del 2005 il testo delle didascalie appare su sfondo bianco, ed è più lungo di quello dell’edizione del 1971 (13, 14 e 8 parole rispettivamente).

Nella traduzione del 1982 (“Infatti, Crowe non si è accorto di essersi cacciato in un vicolo cieco”) il sintagma “vicolo cieco” è parte di una frase idiomatica più estesa (“cacciarsi in un vicolo cieco”), mentre nella traduzione del 2005 (“Infatti, Crowe non si è accorto che si stava dirigendo verso un vicolo cieco”) è complemento del verbo “dirigersi”, che appartiene ad un registro più elevato.

In questo modo la lingua utilizzata nella traduzione del 1982 si caratterizza come appartenente ad un registro più informale e colloquiale, mentre quella della traduzione del 2005 ad una varietà più  letteraria e al registro scritto.

Un’analisi ravvicinata dei dialoghi nelle tre traduzioni italiane rivela altre differenze simili, che nell’insieme rispondono a precise scelte di adattamento o localizzazione.

Nell’edizione del 1971 le didascalie e i dialoghi sono più corti e semplici, e non contengono scurrilità e improperi. Per esempio, in una vignetta uno degli indiani che inseguono Crowe grida (nell’originale francese) “ATTENTION! Ce rat doit se terrer quelque part dans …”, che viene reso in italiano con “Quel topo deve essersi rintanato da qualche parte”.

La traduzione del 1982 lo rende invece con “Attenzione! Quel bastardo deve essersi nascosto da qualche parte…”, e quella del 2005 con “Attenzione! Quel cane deve essersi rintanato da qualche parte…”.

In confronto all’originale francese “rat” il “topo” nella traduzione del 1971 mitiga la forza dell’interiezione in quanto il francese “rat” è effettivamente più un topo di fogna che un grazioso topino.

Dal punto di vista pragmatico le traduzioni del 1982 e del 2005, rispettivamente “cane” e “bastardo”, si avvicinano sicuramente di più al significato veicolato dal “rat” francese.
Sicuramente però la traduzione del 1982 è un epiteto maggiormente “pesante”.

Esempi ancora più estremi di come le edizioni degli anni 1980 sostituiscano delle imprecazioni “leggere” in francese con degli insulti più “pesanti” in italiano si possono trovare nel primo episodio del ciclo di Fort Navajo, in cui espressioni come “face de rat” (letteralmente “faccia di topo/ratto”) e “mêletoi de tes oignons” (letteralmente “bada alle cipolle tue”, cioè “bada agli affari tuoi”) sono tradotti rispettivamente con “faccia da culo” e “fatti i cazzi tuoi”.

Nella traduzione del 1971 (p. 16) Blueberry dice “EHI … guarda!”, in quella del 1982 il testo nello stesso balloon è reso con “!??! Dannazione!… per tutti i fulmini, guarda!…”, in quella del 2005 con “Hell!… per mille tuoni!… guarda!…”.

Anche in questo caso il testo della traduzione del 1971 è molto più corto sia delle traduzioni successive che del testo originale e viene evitata qualsiasi “parolaccia”.

La traduzione del 1982 usa un’espressione tipica di fumetti western italiani come il bonelliano Tex, senz’altro maggiormente familiare ai lettori italiani.

La traduzione del 2005 utilizza un’espressione più letterale, più vicina alla formulazione dell’originale francese (“!??! Hell!.. tonnerre de dieu!… regarde!..”) data che fa riferimento ai tuoni piuttosto che ai fulmini, e che è però allo stesso tempo un’espressione più idiosincratica e meno comune nella lingua italiana.

Non solo i dialoghi nella traduzione del 1971 sono più corti, ma alcune parole (espressioni come “vite!/presto”, “quoi?/che?”, “gasp!/gasp!”) sono graficamente evidenziate attraverso l’uso del grassetto e una dimensione maggiore del carattere tipografico.

L’altra differenza significativa tra la traduzione del 1982 e quella del 2005, che sono altrimenti molto più simili tra di loro di quanto ognuna di esse lo sia alla traduzione del 1971, risulta evidente mettendole a confronto con l’originale francese.

Nell’esempio sopra riportato, ad esempio, il testo del dialogo in francese contiene la parola inglese “hell”, che è omessa nella traduzione del 1971, è tradotta con “dannazione” nell’edizione del 1982 e viene lasciata invariata nell’edizione del 2005.

(fine prima parte)

La seconda parte dell’intervento a cura di Federico Zanettin sulle avventure del tenente Blueberry.

Blueberry in Francia e in Italia
Prenderemo in esame il primo ciclo della serie di Blueberry, Fort Navajo, e in particolare il quinto e ultimo episodio, La piste des Navajos, pubblicato originariamente nel 1965 su Pilote (nei numeri dal 313 al 335).

La prima edizione in volume è del 1969, e numerose ristampe sono seguite. Nel 1996 l’editore Dargaud ha pubblicato una nuova edizione, “remaquettés et agrémentés de nouvelles couleurs” (dal sito Dargaud). La nuova edizione, che fa parte di un piano di ripubblicazione di tutti gli albi di Blueberry, è ricolorata da Claudine Blanc-Dumont.

Le storie di Blueberry sono state tradotte in molte lingue, tra cui il tedesco, il danese, l’inglese, l’italiano, il greco, il turco, ecc.

In Italia sono stati pubblicati tutti gli episodi della serie, solitamente prima a puntate su riviste e poi su album. La maggior parte degli episodi sono stati variamente ristampati o ripubblicati da diversi editori.

La pista dei Navajos è stata fino ad ora pubblicata in Italia sei volte. La prima edizione è stata pubblicata nel gennaio 1971 negli Albi Ardimento, dalla casa editrice Crespi, utilizzando l’edizione su album pubblicata in Francia da Dargaud nel 1969, nella quale alcune pagine erano state modificate rispetto agli episodi originali pubblicati su Pilote.

Crespi, che ha pubblicato la serie mensile degli Albi Ardimento dal luglio 1969 al dicembre 1971, lavorava in stretta collaborazione con il Corriere dei Piccoli, che da alcuni anni aveva iniziato a pubblicare fumetti francesi in traduzione, compresi gli episodi iniziali di Blueberry.

Sebbene la storia fosse quindi ancora inedita in Italia, essa si rivolgeva allo stesso pubblico di lettori del Corriere dei Piccoli, i figli della borghesia che leggeva il Corriere della Sera, di cui il Corriere dei Piccoli era il supplemento domenicale.

Il Corriere dei Piccoli fino agli anni Cinquanta aveva pubblicato i fumetti in traduzione, principalmente americani, adattandoli al formato tradizionale italiano delle “storie” illustrate, eliminando i balloon e sostituendoli con didascalie narrative sotto ciascuna vignetta.

Dal 1961 inizia a pubblicare fumetti francesi (con i balloon) e a rivolgersi ad un pubblico di lettori di età più avanzata, ovvero di ragazzi tra i 10 e i 15 anni anziché di bambini tra i 5 e i 10 anni. Nel dicembre 1971 la rivista cambia infine titolo, diventando il Corriere dei Ragazzi, continuando però a prestare molta attenzione sia ai lettori più giovani che ai loro genitori.

Si stima che i lettori del “Corrierino” fossero per i due terzi “ragazzi” e per un terzo bambini sotto i dieci anni. L’età dei lettori a cui si rivolge la rivista si può dedurre anche dai prodotti pubblicizzati nell’edizione Albi Ardimento della Pista dei Navajos, ovvero un fucile di plastica, penne, pennarelli e giochi da tavolo.

Per fare posto alla pubblicità l’episodio di fu accorciato, fondendo due pagine in una. Per fare ciò, furono tagliate tre brevi sequenze narrative, ciascuna composta di un paio di vignette. Come risultato, mentre i primi due “tagli” non si notano neppure nell’edizione italiana, il terzo produce una certa incoerenza narrativa.

Se mettiamo a confronto l’edizione Albi Ardimento con una successiva notiamo infatti come le parole pronunciate da Cochise nella vignetta a destra nelle due immagini fossero una risposta alle parole pronunciate da Blueberry “fuori campo” (cioè in un balloon collegato direttamente al canaletto) nella vignetta precedente.

blueberry-versione-non-tagliata

Questo però solo nelle edizioni successive: negli Albi Ardimento le parole di Cochise diventano meno comprensibili, perché appaiono solo come una reazione all’entrata nella tenda di Blueberry.

blueberry-versione-tagliata

La pista dei Navajos viene in seguito pubblicata in quattro puntate sul settimanale Skorpio nel 1980 (numeri 18-21). La rivista della casa editrice Eura, che contiene principalmente fumetti di autori sudamericani, si rivolge a un pubblico più adulto di quello degli Albi Ardimento, lettori interessati non solo ai fumetti ma anche a “sport, donne & motori”, come è intuibile dalla copertina qui riprodotta (Skorpio 1980/22).

Si tratta di un’edizione in bianco e nero in formato ridotto. I balloons sono stati allargati per poter contenere le traduzioni (i dialoghi sono molto lunghi) e il lettering è a stampa e non più manuale.

Due anni dopo, nel 1982, La pista dei Navajos è pubblicato in formato album con copertina morbida dalle Edizioni Nuova Frontiera, dentro una collana che presenta tutte le storie della serie principale francese. Edizioni Nuova Frontiera pubblica in seguito due ristampe di questa edizione, la prima in bianco e nero in formato pocket nel 1986, e la seconda in formato album cartonato nel 1990. L’immagine di copertina a fianco si riferisce a questa seconda ristampa.

L’edizione del 1982 si rivolge a un pubblico cresciuto con i fumetti d'”autore” francese, argentini e italiani, pubblicati sulle riviste degli anni 1970 e 80, da Linus ad Alteralter a Il Mago, fino alle riviste della stessa casa Editrice Nuova Frontiera (Metal Hurlant, Totem) su cui vengono pubblicati a puntate episodi inediti di Blueberry.

L’editrice Nuova Frontiera è basata in Toscana ma pubblica anche per il mercato spagnolo, soprattutto fumetti francesi in traduzione. L’edizione italiana di Blueberry è infatti basata su quella spagnola.

I lettori italiani de La pista dei Navajos del 1982 sono cresciuti anche con i fumetti popolari western (non solo bonelliani) in cui Kociss viene usato come forma alternativa a Cochise. Di Kociss si parla nell’edizione del 1982, mentre è Cochise sia in quella del 1971 che in quella del 2005.

Gli stessi lettori conoscono probabilmente inoltre tutto il ciclo di Fort Navajo (tutti i riferimenti intertestuali agli episodi precedenti sono mantenuti) e il modo in cui si sviluppa la saga.

Una nota introduttiva di Javier Coma (ripresa dall’edizione spagnola) funge da prefazione a ciascuno dei 22 episodi della saga pubblicata da Nuova Frontiera tra il 1982 e il 1987 e fornisce queste informazioni di contorno, compreso un commento sull’altra identità artistica di Giraud – Moebius, i cui fumetti sono anch’essi ampiamente pubblicati sulle riviste della casa editrice.

Infine Blueberry viene pubblicato nel 2005 da Alessandro Editore di Bologna, un’edizione di lusso che ripropone la nuova edizione pubblicata nel 1996 in Francia da Dargaud.

(fine)

Inizia con questo post una serie di interventi di Federico Zanettin, che tratterà un caso particolare di fumetto in traduzione.

Federico Zanettin è  Dottore di ricerca in Scienza della traduzione  (Università di Bologna) e Professore associato di Lingua e traduzione inglese (Università di Perugia). Ha tenuto numerosi corsi di lingua, traduzione, cultura inglese e tecnologia applicata alla didattica dell’inglese. Traduttore per Granata Press e Phoenix, ha di recente curato il  volume Comics in Translation, che approfondisce aspetti della traduzione del fumetto.

Questo contributo riguarda alcune traduzioni italiane di un album delle avventure del tenente Blueberry, di cui sono uscite diverse edizioni nel corso degli ultimi 40 anni.

Si prenderanno in considerazione non solo i cambiamenti sopravvenuti tra un’edizione e l’altra a livello linguistico, ma anche i cambiamenti avvenuti a livello produttivo più in generale, ovvero si guarderà alla traduzione linguistica all’interno di un processo di localizzazione del prodotto per diversi pubblici di lettori.

Una precedente versione in lingua inglese si trova nell’articolo The Translation of Comics as Localization. On Three Italian Translations ofLa piste des Navajos“, in Comics in Translation, a cura di Federico Zanettin, Manchester & Kinderhook, NY: St Jerome, 200-219.

Blueberry in Francia e in Italia
Blueberry
, creato da Jean-Michel Charlier e Jean Giraud è probabilmente la più famosa serie a fumetti francese. Il primo episodio delle avventure del tenente Blueberry uscì a puntate sulla rivista Pilote nel 1963, e si chiamava Fort Navajo.

La saga continua ancora oggi nelle sue varie diramazioni, e l’ultimo album, Dust, è stato pubblicato nel 2005.

Jean-Michel Charlier (1924-1989) è uno dei principali sceneggiatori francesi dello scorso secolo, co-fondatore (con Goscinny e Uderzo) di Pilote e autore di personaggi come Buck Danny e Tanguy e Laverdure, oltre che di Blueberry.

Jean Giraud, nato nel 1938 e disegnatore di fumetti dal 1950, è probabilmente più noto con il suo pseudonimo artistico di Moebius. Co-fondatore nel 1970 della rivista Metal Hurlant e tra i principali responsabili della nascita del fumetto d’autore francese destinato a un pubblico adulto.

Le sue storie e illustrazioni firmate Moebius, disegnate in uno stile diverso da quello realista usato per Blueberry, hanno influenzato l’immaginario visivo di una generazione non solo di lettori di fumetti, basti pensare agli scenari di film come Blade Runner e Il quinto elemento, ispirati ai disegni visionari di Moebius.

La prima storia di Blueberry, Fort Navajo, consiste di cinque episodi, ciascuno dei quali è stato pubblicato nel classico formato album francese di 48/64 pagine a colori.

All’epoca di Fort Navajo, Mike Steve Donovan, alias tenente Blueberry, era solo uno dei personaggi, anche se indubbiamente il  principale. Come spesso è avvenuto per i personaggi dei fumetti (basti pensare ai bonelliani Tex Willer, Dylan Dog e Julia) Blueberry si ispira nella fisionomia a un noto attore cinematografico, Jean-Paul Belmondo, anche se la somiglianza scompare dopo i primi episodi.

Dato il successo vengono pubblicati nuovi episodi della storia, questa volta come Avventure del Tenente Blueberry.

Le successive vicende editoriali di Blueberry sono abbastanza complesse.

Dopo la pubblicazione a puntate in diverse riviste nel corso degli anni come, oltre a Pilote, Tintin, Spirou, L’echo des Savanes e Metal Hurlant, tutti gli episodi sono pubblicati in formato album e riediti più volte.

La serie principale consiste in 28 albi, suddivisi in 8 cicli, ciascuno dei questi suddivisi in due o più album, oltre a 2 storie autoconclusive.

Parallelamente sono uscite due serie collaterali, La Giovinezza di Blueberry (a partire dal 1975), di cui esistono 14 storie e Marshall Blueberry, 3 storie dal 1991.

Dopo la morte di Charlier nel 1989 lo sceneggiatore Corteggiani e i disegnatori Wilson, Blanc-Dumont, Vance e Rouge si sono uniti a Jean Giraud, che è autore unico dell’ultimo ciclo della serie (Mister Blueberry) e sceneggiatore della serie Marshall Blueberry.

Nel corso degli anni Blueberry si è così sviluppato fino a diventare una complessa saga Western, che va dagli anni della Guerra Civile Americana (1861-1865), gli anni in cui è ambientata la serie della giovinezza di Blueberry, fino al 1881, l’anno del leggendario duello dell’OK Corral descritto nel ciclo Mister Blueberry.

Lo scenario storico e geografico è estremamente documentato, e personaggi reali come alcuni presidenti Americani, banditi come gli Earp Brothers e capi indiani come Cochise interagiscono con personaggi fittizi come Blueberry.

I disegni sono ispirati ai classici Western hollywoodiani di registi come John Ford e Sam Peckinpah, oltre che agli spaghetti western di Sergio Leone. La trama del ciclo di Fort Navajo, ambientato tra il 1867 e il 1868 a cavallo tra l’Arizona e il Messico, è in effetti ispirata a quella di Fort Apache, diretto da John Ford con John Wayne e Henry  Fonda.

Blueberry, tenente dell’esercito americano, è caratterizzato come un tipo un po’ indisciplinato a cui piace bere e giocare a carte, ma come comunque un bravo e leale soldato.

Con il passare degli anni e a fronte di un sempre maggiore coinvolgimento di Giraud/Moebius negli sviluppi tematici oltre che visuali delle storie, i temi dell’avventura classica si trasformano incorporando elementi antimilitaristi e anarchici, e Blueberry diventa sempre più un antieroe che prende le parti degli indiani perseguitati da generali dell’esercito e da cacciatori di taglie.

Contemporaneamente attraverso la serie La giovinezza di Blueberry vengono forniti gli antecedenti su cui si basano questi sviluppi.

Informazioni dettagliate sulla cronologia e sull’ambientazione geografica dell’intera saga, oltre a indicazioni bibliografiche, copertine, tavole e note sugli albi, personaggi e autori sono reperibili sul sito ufficiale.

(fine prima parte)

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