Conclusioni e riflessioni di Federico Zanettin sul confronto, affrontato nei precedenti articoli, tra le traduzioni di diverse edizioni italiane dell’episodio del tenente Blueberry “La piste de Navajos”.

Gli esempi precedentemente discussi mostrano come ciascuna delle tre successive edizioni in albo della Pista dei Navajos costruisca un proprio pubblico specifico.

Ciascuno di questi prodotti è il risultato di un processo di localizzazione nel quale le diverse “traduzioni”, nel senso strettamente linguistico del termine, sono solo una parte di un più ampio processo di trasformazione di altri sistemi di segni, sia per quanto riguarda il testo di partenza che il testo di arrivo.

Le edizioni italiane sono non solo basate su diversi testi di partenza, ovvero successive edizioni francesi, ma anche rivolte a pubblici diversi in termini di età e riferimenti culturali.

I lettori del Corriere dei piccoli, ai quali erano rivolte le edizioni di Blueberry degli anni 1960 e 1970 erano più giovani dei lettori a cui si rivolgevano le storie originali francesi pubblicate su Pilote.

L’edizione italiana è stata quindi semplificata sia a livello visivo che verbale. I dialoghi sono stati non solo accorciati ma anche “ripuliti” da qualsiasi espressione che si riteneva potesse offendere le orecchie dei (genitori dei) giovani lettori. “ACC”, abbreviazione di ACCIDENTI è l’espressione più “forte” che sentiamo pronunciare a Blueberry.

L’edizione del 1982 invece è rivolta a un pubblico più adulto di quello dell’originale francese. Si tratta di lettori che sono non solo cresciuti leggendo i fumetti western bonelliani, ma che hanno anche visto i film western “revisionisti” americani degli anni 1970 come ad esempio Soldato Blu di Ralph Nelson (1970) e di Corvo Rosso non avrai il mio scalpo di Sidney Pollack (1972), diretta ispirazione quest’ultimo del Ken Parker di Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo, in edicola dal 1977.

Gli stessi lettori inoltre hanno probabilmente già letto le successive avventure di Blueberry e assistito all’evoluzione più “adulta” del personaggio, e evidentemente sono ritenuti essere maggiormente predisposti a un linguaggio più realista e “sboccato” dei lettori sia di Pilote che di quelli del Corriere dei Piccoli.

Le due ristampe pubblicate da Nuova Frontiera nel 1988 e nel 1990, pur mantenendo la stessa traduzione sembrano rivolgersi ad un segmento di pubblico ancora più specifico di quello del 1982. L’edizione del 1988 infatti, di formato più piccolo e stampata in bianco e nero assomiglia alle pubblicazione bonelliane e sembra quindi rivolgersi a un pubblico di lettori di fumetti più popolari.

L’edizione cartonata del 1990 pare invece rivolgersi a un pubblico di collezionisti, probabilmente di livello culturale più sostenuto e comunque sicuramente con una maggiore disponibilità finanziaria.

L’edizione del 2005 di Alessandro Editore segna un ulteriore passo in questa direzione. Si tratta di un volume cartonato e piuttosto costoso, distribuito nei circuiti specializzati (librerie e fumetterie) piuttosto che in edicola. Si basa sull’edizione “aggiornata” francese e contiene una traduzione estremamente “rispettosa” dell’originale, nel senso di riproduzione quasi letterale, parola per parola, del testo francese.

Si tratta di una traduzione che potrebbe essere definita “documentale”, in quanto il testo francese potrebbe quasi essere ricostruito a partire dalla traduzione italiana che ne riproduce sia il lessico che la sintassi. Il risultato è da una parte un testo con maggiori caratteristiche di “letterarietà” e dall’altro una traduzione più scopertamente tale.

Il teorico della traduzione americano Lawrence Venuti distingue tra due diversi tipi di strategie traduttive in senso ampio, riprendendo una distinzione già sviluppata dal filosofo tedesco Friedrich Schleiermacher alla fine del 1700.

Venuti distingue tra traduzione “addomesticante” e traduzione “estraniante”: mentre la prima implica un’adesione alle convenzioni letterarie/linguistiche/di genere della cultura di arrivo e avvicina quindi il testo tradotto al lettore, che la seconda implica un movimento del lettore verso gli aspetti culturali “altri” manifestati nel testo, in cui gli elementi “estranei” non vengono rimossi o normalizzati ma vengono invece esplicitamente manifestati.

In questo senso, la strategia traduttiva dell’edizione del 2005 può essere caratterizzata in termini generali come “estraniante”, in quanto tende a portare il lettore più vicino al testo originale, replicando le strutture linguistiche e il lessico del francese, unitamente ad altre caratteristiche dell’originale come la caratterizzazione “esotizzante” data dalla commutazione di codice tra la lingua madre del lettore e quella dei personaggi (francese o italiano da una parte e inglese, spagnolo e lingua dei nativi americani dall’altra).

Le edizioni del 1971 e del 1982 invece seguono una strategia “addomesticante”, in quanto costituiscono un adattamento linguistico e grafico alle aspettative di due pubblici diversi, bambini e adulti rispettivamente, in entrambi i casi due pubblici diversi da quello a cui era destinato l’originale francese.

Le traduzioni italiane di La piste des Navajos, così come più in generale spesso avviene per la pubblicazione dei fumetti in edizione straniera, possono quindi essere viste come adattamenti successivi di un prodotto.

Tali operazioni rispondono a logiche di “traduzione” più simili per certi versi alla localizzazione di prodotti software che alla traduzione di testi solo scritti, in quanto non consistono solamente nella “traduzione” in senso stretto intesa come sostituzione di stringhe di testo ma anche nell’adattamento grafico, allo scopo di fornire un prodotto di volta in volta diverso per lettori che possono variare sia nello spazio che nel tempo.

(fine)

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