Il programma delle giornate della Scuola prosegue con la lezione del 14 marzo, tenuta da Andrea Baricordi (Kappa Edizioni, Star Comics).

In Giappone la lettura è un’attività molto diffusa tra la popolazione e l’editoria, compresa quella a fumetti, rappresenta un punto cardine per l’economia del paese, con tirature altissime, oltre a essere stata – storicamente – una forma di collegamento tra parti diverse del paese e della popolazione.

Prima della Seconda Guerra Mondiale il fumetto in Giappone si componeva di vignette satiriche o umoristiche e di qualche raro caso di propaganda bellica, dove tutto si risolveva al massimo in poche pagine.

La svolta del fumetto giapponese moderno è arrivata nell’immediato dopoguerra con Osamu Tezuka, considerato capostipite del manga e delle animazioni giapponesi, che ha conferito le caratteristiche che ancora oggi contraddistinguono gran parte di queste produzioni.

Con Shin Takarajima, inizialmente pubblicato a puntate su una rivista per ragazzi, Tezuka introdusse nel manga il concetto di storia lunga e di avventura.

Il successo fu tale che iniziò una ramificazione del manga, con la creazione di storie rivolte anche al pubblico femminile, differenziate inoltre per fasce di età e di gusti, con riviste dedicate a ogni target specifico.

Le riviste hanno cadenza settimanale e vengono pubblicate in grandi fascicoli di circa 500 pagine stampati su carta riciclata e contenenti più storie, che vengono poi raccolte in volumetti monografici di qualità superiore, in formato tankōbon.

Altra figura degna di nota nella storia del fumetto giapponese è Shigeru Mizuchi, creatore di un filone di tipo più grottesco.

Dai filoni di Tezuka e Mizuchi hanno tratto spunto tutti gli autori e autrici del manga fino ai giorni nostri: a partire da Shotaro Ishinomori, Leiji Matsumoto, Gō Nagai, Masashi Kishimoto, passando per Monkey Punch, Tetsuya Chiba, Riyoko Ikeda, Yumiko Igarashi, Rumiko Takahashi , Masamune Shirow, Tetsuo Hara, Hayao Miyazaki, Tsukasa Hōjō, fino a Eiichirō Oda, giusto per citarne alcuni.

Il senso di lettura originale del manga  è stato introdotto in Italia dalla casa editrice Star Comics con Dragon Ball, uno dei manga di maggior successo in tutto il mondo.
L’autore, Akira Toriyama, non apprezzava infatti il ribaltamento delle tavole che fino a quel momento si effettuava normalmente per riprodurre il senso di lettura occidentale.

Molti personaggi giapponesi sono arrivati in Italia prima sotto forma di serie animate, o anime, per poi essere successivamente pubblicati a fumetti, ma in genere il processo di creazione è inverso: prima nasce il manga, che in seguito spesso diventa anime.
Altra cosa sono gli anime comic, un ibrido tra manga e anime, cioè fumetti prodotti utilizzando fotogrammi tratti dall’animazione.

La principale differenza tra manga e fumetto occidentale non è lo stile grafico, come si pensa spesso, bensì i tempi di narrazione, scanditi molto diversamente, con pochi dialoghi e molte pause.

Qualche nozione base di giapponese ci è sufficiente a capire come possano nascere errori, per esempio nell’assegnare i nomi ai personaggi: se questi non vengono trascritti all’occidentale dall’autore, la scomposizione della parola straniera prevista dalla lingua giapponese rende difficile l’interpretazione, non esistendo un metodo universale di traslitterazione.

Il manga, con le sue particolari caratteristiche, deve essere adattato tutto (testi, onomatopee, immagini, concetti) allo scopo di rendere il più possibile comprensibile e godibile la storia per il lettore, cercando di non interrompere il ritmo e la scorrevolezza della narrazione.

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